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Tuesday, November 01, 2005

Elogio dell'assolutismo

Articolo apparso sull'inserto domenicale de Il Sole 24 Ore il 23 ottobre 2005. Tutti i diritti riservati.

Recensione di Simon Blackburn : Truth : A Guide for the Perplexed, Penguin 2005.



Ci sono veri standard. L’astronomia e l’astrologia non sono semplicemente due punti di vista diversi all’interno di un conflitto di potere: la prima soddisfa i criteri scientifici mentre la seconda no. Ci sono fatti, non solo interpretazioni, come pensava Nietzsche. Nel suo nuovo libro, Truth, terzo di una seria dedicata alla divulgazione filosofica (si vedano i suoi Think e Being Good) Simon Blackburn si cimenta in una difesa della verità oggettiva, oggi travolta nelle “Guerre di verità” (Truth Wars) che dominano il dibattito filosofico. I due campi opposti hanno assunto nella storia della filosofia etichette differenti: assolutisti contro relativisti, tradizionalisti contro post-moderni, platonisti contro scettici, realisti contro idealisti, razionalisti contro costruttivisti, etc., ma la battaglia è, secondo Blackburn, sempre la stessa dai tempi di Socrate e Protagora fino ad oggi: tra coloro che pensano che ci sia una realtà oggettiva di cui stiamo parlando e che valga la pena di sviluppare argomenti ragionati per parlarne e coloro che pensano che non c’è nulla al di fuori delle nostre costruzioni mentali e interpretazioni. Nella versione contemporanea del dibattito, il relativismo si accompagna spesso a una sorta di “post-strutturalismo” secondo il quale non solo le nostre opinioni sono tutte sullo stesso piano, ma esse sono il frutto di oscure forze di pressione sociale: potere, cultura, status, genere e appartenenza etnica sarebbero le determinanti ultime di ciò che crediamo vero o falso. Così la filosofa Luce Irigaray, icona del post-modernismo nei campus americani, sostiene che e=mc2 sia un’equazione sessuata che privilegia la velocità della luce rispetto ad altre velocità che sono vitali per noi, espressione del maschilismo insito nella fisica contemporanea.
Blackburn ha una chiara preferenza per il razionalismo e vuole difendere una nozione di verità oggettiva senza cadere in una metafisica intollerante e superata che presupponga un solo mondo intatto là fuori che possiamo riflettere nello specchio delle nostre teorie. A differenza di Bernard Williams, che nel suo libro: Geneaolgia della verità. Storia e virtù di dire il vero (Fazi, 2005) difendeva le virtù morali della verità, ossia l’accuratezza e la sincerità, Blackburn propone una difesa dall’interno, esprimendo le sue simpatie per la teoria minimalista o deflazionista della verità. Per il minimalista, dire “Piove” e dire “E’ vero che piove” significa la stessa cosa: asserire la verità di un enunciato non aggiunge nessuna proprietà particolare a quell’enunciato. L’idea stessa di verità come corrispondenza ai fatti non ha senso, dato che non c’è differenza tra asserire un fatto e asserire che quel fatto è vero. Si potrebbe obbiettare, come ha fatto Jerry Fodor nella sua recensione sul TLS del 28 settembre, che la soluzione minimalista di Blackburn risponde alla questione semantica della verità, ossia qual è il significato del predicato “vero”, ma lascia aperta la questione epistemologica e ontologica della verità, ossia di cosa parliamo quando parliamo di fatti. Effettivamente le guerre di verità che Blackburn paventa assomigliano più a battaglie metafisiche che a disquisizioni semantiche su cosa significa dire il vero. Ma il libro resta uno sforzo di divulgazione, e, in una visione d’insieme della questione si intuisce la prossimità concettuale che Blackburn vede tra minimalismo in semantica e forme di realismo interno (à la Putnam) in epistemologia, entrambi tentativi di non “uscire” dalle nostre teorie per ancorarle a un’ingenua corrispondenza con il mondo, pur mantenendo un’idea di oggettività.
E nel tono pacato che lo contraddistingue, Blackburn sovverte un luogo comune secondo cui l’assolutista sarebbe l’alleato del conservatore politico, di chi difende lo status quo, mentre il relativista si ritroverebbe dal lato del liberal multiculturalista e tollerante che rifiuta una visione a un solo centro della verità. E invece no: sono i Bush e i Blair oggi i relativisti che vanno in guerra in nome di un punto di vista, quello occidentale, da difendere al di là di qualsiasi evidenza oggettiva per ragioni di potere e dominazione culturale. L’assolutista è oggi chi è capace di criticare il Patriot Act in nome di valori universalmente legittimi. E’ colui che sta dalla parte di Mohamed El Baradei e di Hans Blix, e di tutti coloro che con pazienza continuano a fare scrupolosamente il proprio lavoro di indagine sui fatti prima di affermare con baldanza ciò che è vero e ciò è falso.