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Monday, August 24, 2009

Tréma, dieresi.. .. .. ..



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Petite histoire du tréma, à usage exclusif de mon fils Raphaël

Piccola storia della dieresi, a uso esclusivo di mio figlio Raphaël

A short story of the tréma, for Raphaël


Cos’è quel cosino sospeso sopra la e del tuo nome, Raphaël ? Come fa a restare lì a mezz’aria, come un moschino, una farfalla che gironzola inquieta attorno al pistillo di un fiore ? Oppure è il tuo nome che è sospeso a quel cosino ? O non possono fare a meno uno dell’altro, come quegli animali simbiotici che vivono appresso uno all’altro per farsi del bene reciproco.. Sai che nelle barriere coralline ci sono gamberetti piccolissimi che puliscono e lucidano i pesci che passano? Mangiano quel che trovano sulle squame dei pesci, e quelli tutti contenti attraversano i coralli e si ritrovano dall’altra parte della barriera belli e lucenti, come nuovi. O mi hanno detto di certi uccellini coraggiosi che si posano su lunghissimi coccodrilli, per pulire i loro denti affilati : si mangiano i resti del pasto del coccodrillo, e quel bestione si ritrova contento, pacificato e con i denti luccicanti. Quei due puntini sulla tua ë fanno un po’ così : si fanno dare un passaggio dal tuo nome e in cambio lo fanno vibrare, tremare come un sonaglio, gli dànno un suono differente. Quel cosino è una dieresi, si dice tréma in francese, è un piccolo segno, un segno diacritico direbbero i maestri, il che vuol dire un qualcosa che non è nelle parole, ma come uno spiritello dell’aria permette di dare alle parole delle piccole scosse, di separarne le lettere, insomma un folletto alato che si intrufola tra le lettere e detta un suono speciale al tuo nome. Quei due occhietti furbi che fanno capolino sopra la tua ë scostano la a del tuo nome dalla e, dividono quelle due vocali per impedire loro di fondersi in un dittongo. Bisogna quindi dire ra-pha-ël, tre sillabe differenti, la a e la e ben distinte, tenute separate dalla dieresi che agisce come una calamita al contrario, che stacca invece di attaccare. La dieresi in italiano si usa pochissimo. In francese invece, ci sono tante parole con il tréma sospeso sopra, canoë, foëne, maërl, moëre, Azraël, Gaël, Ismaël, Israël, Joël, Judicaël, Michaël, Nathanaël, Noël, Raphaël, Staël, aïeul, ambiguïté, amuïssement, stoïle, naïf, païen, pagaïe, baïonnette, coïncider, stoïque, archaïque, haïr, ouïe, ouïr, astéroïde, maïs, voltaïque, laïc, Loïc…


E’ nel Medioevo, verso il XII secolo, che gli instancabili monaci anglo-normanni cominciarono a usare il tréma sulle parole, prima nella forma di due piccoli accenti acuti, poi stilizzati in due puntini. Le parole, così scosse, come quando scuoti un albero carico di frutta, diventano musica, traballano e prendono ritmo, proprio come in quei primi manoscritti musicali nello stesso periodo, in cui le note sono solo accenti, virgole, svolazzi, segni che servono solo a guidare il suono, non a fissarlo.

Mi raccomando : non confondere la tua dieresi con un altro segno, la umlaut, che si scrive uguale, ma che ha degli altri poteri sulle parole : la umlaut serve per cambiare il modo in cui una vocale viene pronunciata, non per separare un dittongo : allora ü sarà diverso da u, la prima modificata dalla umlaut sarà più acuta, chiusa, acida, come certe u del dialetto di Milano. Ma la storia della umlaut è tutta un’altra : non lasciare mai nessuno dire che sul tuo nome c’è una umlaut !! E’ una dieresi, un tréma e basta !!


Quel tréma sul tuo nome, che ti accompagnerà tutta la vita, ti dice che la lingua è viva, che i nomi servono per parlare, non per fissare con il piombo eterne identità, che quel che è scritto è solo un manuale d’istruzioni per l’uso di ciò che è detto, che i nomi sono solo suoni che svolazzano liberi nell’aria, senza peso, leggeri e delicati come piume, come i richiami degli animali, gli strilli degli uccelli la mattina sugli alberi, i miagolii vellutati dei micini che cercano la mamma. Come i tuoi strilli aerei e rochi che mi svegliano la notte, che mi fanno alzare dal letto e venire a prenderti tra le mie braccia.